Morte del Servo di Dio

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Don Donato, contrariamente a quanto lo è per lo spirito, non è uomo di forte costituzione  fisica. Superati gli ottant’anni avverte che le forze fisiche gli mancano, le energie si consumano con la paura che, dopo la sua morte, gli orfanotrofi e la casa delle Ancelle possano trovarsi in difficoltà; queste idee lo tormentano continuamente. Verso il mese di novembre del 1913 non ha più la forza di recarsi nella chiesa delle Ancelle e ha perso l’appetito. l’antivigilia di Natale rimane in camera sua, è molto stanco; le condizioni di salute dell’infermo vanno sempre più peggiorando, ha fatto mettere per terra, accanto al letto, un materasso sul quale dice che riposa meglio; spesso accosta alle sue labbra e bacia il crocefisso invocando “Vieni, Gesù mio, vieni.” Il 24 febbraio chiede che gli sia amministrato il sacramento dell’Unzione dei malati. Quando don Donato sale in cielo ha 85 anni, è il 26 di febbraio 1914, nella casa ora i frati Bigi e le Ancelle dell’Immacolata partecipano alla mensa che si celebra per il buon passaggio dell’anima del loro amato Padre e Fondatore. Don Donato è stato un grande maestro di Spirito, e perciò uomo di preghiera. Egli ha usato questo mezzo di perfezione per elevarsi quanto più a Dio, e la comunione intima con Dio lo ha portato al distacco dalle cose di questo mondo, che in qualche maniera potessero ostacolargli l’ascesa verso la santificazione. “Chi ama il mondo non ha amore di Dio, che ci rende beati in eterno”, diceva.